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Il futuro di illorai legato alle risorse naturalistiche, zootecniche e associative
  • Giambattista Attene
Illorai è un paese del Goceano che si adagia in una conca collinare da cui si gode della veduta sulla valle del Tirso, protetto da  montagne che si aprono a forma di ferro di cavallo,  ai suoi piedi scorre il fiume Tirso. Una delle date più antiche su Illorai (illorthai) viene documentata da Pietro Sella nel suo libro sulle decime, Edizione Vaticana, dove si legge che il nostro paese versava alla Curatoria di Bortiocoro, quand’era Conte del Goceano Mariano IV, nel 1341, cinque lire alfonsine (monete d’argento coniate da Alfonso I di Napoli). Ai tempi era una somma cospicua che poneva Illorai ai primi posti tra i contribuenti borghi del Goceano. Rimase al primo posto per tanto tempo anche come popolazione e anche il censimento del 1607 dava Illorai con 410 «fuochi» (nuclei familiari) superiore anche a Bono di 4 «fuochi». Il territorio d’Illorai conta parecchi centri abitati scomparsi in epoche più o meno remote, tra i quali i più importanti sono: Molia, di epoca prenuragica, come può comprovare la vastissima necropoli, scoperta nel 1974; Sas Arulas; Sa Mandra ‘e Santu Ainzu; Sa Mandra ‘e Sa Preda dove, si dice, esisteva un Santuario ipogeico con 14 gradini nella scala e in tempi non molto lontani un agglomerato urbano; Santu Zipirianu dove gli anziani notarono i ruderi della Chiesa; Bortiocoro, ai confini di Esporlatu, scomparso negli ultimi anni del 1700. Tra le testimonianze storico-architettoniche meritano di essere citati: l'antico ponte Ezzu a tre luci, sul Tirso, caratterizzato da un'ampia arcata centrale a sesto acuto; La necropoli di Molia è venuta alla luce nel 1976, durante i lavori per la costruzione della strada a scorrimento veloce; databile tra il 3500 e il 2700 a.C., è formata da dieci domus de janas, scavate in una collina di tufo per opere delle popolazioni appartenenti alla Cultura di Ozieri. Furono riutilizzate fino all'Età del Rame, durante il periodo della Cultura del Vaso Campaniforme tra il 2000 e il 1800 a.C. circa. Due degli questi ipogei, il I ed il VII, possono essere considerati come tra i più articolati e vasti di tutto il Mediterraneo, con numerose affinità con l’ipogeo di Hal Saflieni a Malta. Il comune da diversi anni ha avviato opere di scavi archeologi e di valorizzazione del sito.Ha dato i natali al Mons. Damiano Filia, è lo storico più prestigioso della chiesa sarda (1878 - 1956) autore di tre volumi sulla “Sardegna Cristiana”, fu vicario generale della diocesi di Sassari. Illorai nel corso dei secoli ha dato i natali a molti sacerdoti.Per l'arricchimento culturale il paese è dotato di una biblioteca comunale e di una biblioteca privata, di Don Tonino Cabizzosu, supera i 25.000 volumi di argomento socio religioso con particolare attenzione a volumi di storia della chiesa, al suo interno si trova un emeroteca di riviste e periodici cattolici dell’isola opportunamente rilegati.L’Illoraese Mario Puddu, figura prestigiosa per la valorizzazione della lingua e della cultura sarda ha scritto “Su Ditzionariu de sa limba e de sa cultura sarda” e sa “grammatica de sa limba sarda” Il territorio di Illorai è ricco di attrattive. In particolare le risorse naturalistiche attraggono in questa zona visitatori da tutta l'Isola, come il Parco Jscuvudè,  che in un lussureggiante bosco di roverelle  ospita alcune strutture destinate ad accogliere i turisti nel modo più confortevole .Nella località di Iscuvudè  sono state realizzate diverse strutture sportive e ricreative che richiamano moltissima gente. L'area di sosta è attrezzata per il pranzo all'aria aperta, con fontane, banconi, barbecue e strutture porticate per cucinare al coperto. Frequentatissima d'estate, offre anche la possibilità di campeggio (previa autorizzazione al Comune di Illorai) e di svago.Nell'adiacente parco Mannuri sono presenti un parco giochi, impianti sportivi per il calcio, il tennis e il tiro al piattello (località Mandras).All'interno dell'area boschiva di Jscuvudè, di interesse turistico e paesaggistico, possiamo osservare un innesto naturale tra una roverella e un leccio che hanno formato un unico tronco dal concrescimento.Altro significativo punto naturalistico, ricco di sorgenti, è quello di S'Ena, mentre Sa Cariasa è nota per le notevoli dimensioni delle roverelle che vi crescono. La roverella plurisecolare della vicina località di Melabrina è addirittura considerata una delle più grandi d'Europa Nella località "Sos Banzos" si trovano sorgenti minerali simili a quelle di Benetutti, adatte a curare i dolori reumatici.Merita una visita il ponte sul Tirso, Pont'Ezzu, a tre luci, con la sua audace arcata centrale a sesto acuto. Questa struttura, di origine romana, nei secoli subì diverse distruzioni e rifacimenti, finché nel XII secolo assunse l'aspetto attuale ad opera dei Pisani. Nel Medioevo fu probabilmente l'unico collegamento fra le due sponde del Tirso e si ritiene che qui passasse l'unica strada in grado di assicurare le comunicazioni fra i quattro giudicati della Sardegna.
 
A valle, nei pressi della SS 129, si trovano la necropoli a "domus de janas" di Molia ed il santuario della Madonna della Neve di Luche. In questo santuario campestre, non lontano da cui sorge l'omonimo nuraghe, si svolgono annualmente due feste: la prima il lunedì dopo la Pentecoste, la seconda il 5 agosto.Dopo il fallimento della fabbrica di Ottana in cui erano occupati molti Illoraesi, l’amministrazione negli anni 90 diede in concessione all’Ente Foreste 1.500 ettari  di terreni comunali ed ebbe in cambio l’assunzione di 70 operai. La forestazione ha il duplice scopo della difesa del patrimonio boschivo e di garantire l’occupazione nel tempo di 70 posti di lavoro. Allo stato attuale la situazione occupazionale è mutata, sono occupate soltanto 30 persone senza aver praticato il dovuto turn over per rimpiazzare il personale andato in quiescenza. Sarebbe auspicabile il ripristino completo dei 70 posti di lavoro previsti in origine con lo scopo di dare respiro all’economia locale. Le attività zootecniche sono indirizzate all'allevamento dei bovini, suini, ovini ed equini principalmente allo stato brado, con alcune iniziative di allevamento razionale con coltivazioni specializzate. Con attenzione al benessere animale evidenziata dalla presenza di fabbricati idonei alla stabulazione degli animali. Pur con tutti i limiti e le crisi economiche il  settore agro-zootecnico costituisce economia trainante della comunità.Le attività agricole costituiscono una discreta risorsa con coltivazioni nella vallata del Rio Tialei, dove  ortaggi, viti,  agrumi e frutta costituiscono un discreto supporto alla debole economia locale. Particolare pregio riveste la coltivazione dell’ulivo con una produzione rinomata di olio extravergine. Un esiguo numero di aziende operanti nei comparti edile  ed alimentare occupano pochi individui. Nel settore artigianale spiccano figure che lavorando legno, ferro e pietra, danno lustro alla comunità con produzioni artistiche e tradizionali molto particolari ed apprezzate in tutta la Sardegna. E’ presente un locale per la ristorazione ma non vi è possibilità di soggiorno.Sarà la voglia di aggregazione, quella di giocare e stare insieme per passare qualche ora in compagnia e perché no .. provare a fare qualcosa di bello e di buono ...e sarà anche per spirito e desiderio di solidarietà che in questi ultimi anni sono sorte parecchie associazioni. Le ultime, in senso cronologico spiccatamente musicale, sono il Coro femminile “Melabrina” il coro maschile “Santu Iuanne”; il complesso “So…Nende”; corso di ballo di gruppo, inoltre “Sa Cumpanzia de sa fotografia”, che cura annualmente il calendario tematico sulle tradizioni e personaggi locali; la squadra amatoriale di calcetto. Una delle società più longeve è senz’altro l’ associazione sportiva del tiro a piattello che ha compiuto 40 anni e si occupa inoltre di organizzare escursioni ecologiche e archeologiche nel territorio, e le compagnie dei cacciatori.
 
Con spirito di solidarietà e abnegazione sono attive l’Avis comunale,  la pro loco e la protezione civile la più giovane associazione.Le strutture scolastiche assicurano la frequenza delle classi materne, elementari e medie seppur in pluriclasse. La festa più sentita per gli illoraesi è senz’altro la festa della Madonna della Neve, dispensatrice di miracoli, che si festeggia il lunedì successivo alla Pentecoste e il 5 agosto in località Luche a 4 km dall’abitato, alle quali partecipano numerosi pellegrini provenienti dal circondario. Alle cerimonie religiose fa seguito un pranzo comunitario a base di carne di pecora offerta  a maggio da un comitato permanente, ed ad agosto dalle diverse famiglie “oberaios” in segno di devozione. Il comitato si occupa inoltre della manutenzione del giardino della chiesa e dei locali destinati a sala mensa-cucina e delle “muristenas”. Tra le chiese importanti della diocesi la Madonna di Luche è sicuramente quella dalle origini meno documentate.  La costruzione della prima chiesa sembrerebbe risalire intorno al 1300 accanto a questa nel 1954 ne fu costruita un’altra. Per accogliere i numerosi pellegrini provenienti da tutto il Goceano e da altre parti della Sardegna, negli anni settanta venne realizzata una chiesa molto più ampia. Negli anni ottanta sono state ristrutturate le “muristenas” dove ancora oggi le novenanti vi dimorano per nove giorni pregando e vegliando la Madonna ormai conosciuta oltre che “Mama de su Nie” con l’appellativo di “Reina de su Goceanu”.San Nicolò da Tolentino che si festeggia il 9, 10 e 11 settembre, complice il periodo mite, rappresenta la festa civile più grande rinomata per i balli tradizionali sardi che godevano della fama di essere i più coinvolgenti di tutta l’isola. La festa del Patrono, San Gavino, si celebra il 25 ottobre.
 
Tra le manifestazioni religiose si segnalano le tradizionali celebrazioni in onore di: Sant'Antonio Abate, il 17 gennaio la tradizione vuole che Illorai sia l’unico paese in Sardegna in cui 4 “oberaios” a rotazione preparano il torrone in onore del santo Egiziano.  San Sebastiano si festeggia il 20 gennaio con la preparazione  delle tradizionali  “fave con lardo”, per San Paolo festeggiato il 25 gennaio si offrono “macarrones”, benché ultimamente le due tradizioni vadano scemando  per carenza di “oberaios” . La popolazione  anagrafica alla data  8 marzo 2019 il numero degli abitanti risulta di 822, dall’inizio dell’anno due persone decedute e 6 persone emigrate. Valori demografici che se confrontati con il censimento del 1951 (popolazione residente 2002 abitanti) rende preoccupante la sopravvivenza del borgo. Nel primo gennaio del 2009 la popolazione anagrafica  risultava di 1003 abitanti, dieci anni dopo il 31 dicembre 2018 risultavano 830 con un decremento di 173 unità, corrispondente al 17,25 per cento in meno, quando la media di decremento nel Goceano si attesta poco al di sopra del 7 per cento. Nonostante la qualità della vita nel borgo sia costituita da rapporti sociali genuini, spontanei e la solidarietà sia diffusa, rendendo la comunità vivibile a dimensione d’uomo, tutti gli indicatori demografici evidenziano uno spopolamento continuo, dovuto non solo a fattori naturali, quali il saldo negativo tra nati e morti, ma soprattutto per  cause prettamente economiche,  evidenziate dalla mancanza di lavoro e dalla scarsità di servizi.
24 marzo 2019
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Illorai, 22.02.2000 - ultimo agg.    febbraio 2020 Tutti    i diritti sono riservati   
  
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