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ILLORAI
Illorai è un paese del Goceano che si adagia in una conca collinare da cui si gode della veduta sulla valle del Tirso, protetto da  montagne che si aprono a forma di ferro di cavallo,  ai suoi piedi scorre il fiume Tirso.  Il territorio di Illorai è ricco di attrattive. In particolare le risorse naturalistiche attraggono in questa zona visitatori da tutta l'Isola, come il Parco Jscuvudè,  che in un lussureggiante bosco di roverelle  ospita alcune strutture destinate ad accogliere i turisti nel modo più confortevole. Nella località di Iscuvudè  sono state realizzate diverse strutture sportive e ricreative che richiamano moltissima gente. L'area di sosta è attrezzata per il pranzo all'aria aperta, con fontane, banconi, barbecue e strutture porticate per cucinare al coperto. Frequentatissima d'estate, offre anche la possibilità di campeggio (previa autorizzazione al Comune di Illorai) e di svago.Nell'adiacente parco Mannuri sono presenti un parco giochi, impianti sportivi per il calcio, il tennis e il tiro al piattello (località Mandras). All'interno dell'area boschiva di Jscuvudè, di interesse turistico e paesaggistico, possiamo osservare un innesto naturale tra una roverella e un leccio che hanno formato un unico tronco dal concrescimento.Altro significativo punto naturalistico, ricco di sorgenti, è quello di S'Ena, mentre Sa Cariasa è nota per le notevoli dimensioni delle roverelle che vi crescono. La roverella plurisecolare della vicina località di Melabrina è addirittura considerata una delle più grandi d'Europa Nella località "Sos Banzos" si trovano sorgenti minerali simili a quelle di Benetutti, adatte a curare i dolori reumatici.Merita una visita il ponte sul Tirso, Pont'Ezzu, a tre luci, con la sua audace arcata centrale a sesto acuto. Questa struttura, di origine romana, nei secoli subì diverse distruzioni e rifacimenti, finché nel XII secolo assunse l'aspetto attuale ad opera dei Pisani.
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Elaborazioni statistiche grafiche e tabellari per l'analisi e l'interpretazione dei fenomeni demografici, economici e sociali di Illorai. Elaborazioni su dati ISTAT.
I nomi dei rioni presenti nel comune di Illorai risalenti alla meta del XIX secolo, tratti dal "Sommarione"  depositato nell’Archivio di Stato di Sassari.

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I LUOGHI
Pont'Ezzu (Ponte del Diavolo)
Merita una visita il ponte sul Tirso, Pont'Ezzu, a tre luci, con la sua audace  arcata centrale a sesto acuto. Questa struttura, di origine romana, nei secoli  subì diverse distruzioni e rifacimenti, finché nel XII secolo assunse l'aspetto  attuale ad opera dei Pisani. Nel Medioevo fu probabilmente l'unico collegamento  fra le due sponde del Tirso e si ritiene che qui passasse l'unica strada in  grado di assicurare le comunicazioni fra i quattro giudicati della Sardegna.
Parco Iscuvudè
Il territorio di Illorai è ricco di attrattive. In particolare le risorse naturalistiche attraggono in questa zona visitatori da tutta l'Isola, come  il Parco Iscuvudè, che in un lussureggiante bosco di roverelle  ospita alcune strutture destinate ad accogliere i turisti nel modo più confortevole.
L'area di sosta è attrezzata per il pranzo all'aria aperta, con fontane, banconi, barbecue e strutture porticate per cucinare al  coperto.
Nell'adiacente parco Mannuri sono presenti un parco giochi, impianti      sportivi per il calcio, il tennis e il tiro al piattello (località Mandras).
All'interno dell'area boschiva di Jscuvudè, di interesse turistico e paesaggistico, possiamo osservare un innesto naturale tra una roverella e un leccio che hanno formato un unico tronco dal concrescimento.

Laghetto S'Ena Manna

Piazza e Funtana

Sorgente Su Carente

Nuraghe Luche

Illorai di notte

Chiesa nuova Luche

Murales Illorai
Virtual Tour della Necropoli di Molia

Vecchia Chiesa Luche
Molia

A valle, nei pressi della SS 129, si trovano la necropoli a "domus de janas" di Molia ed il santuario della Madonna della Neve di Luche. In questo santuario  campestre, non lontano da cui sorge l'omonimo nuraghe, si svolgono annualmente due feste: la prima il lunedì dopo la Pentecoste, la seconda il 5 agosto.
SITO ARCHEOLOGICO DI ILLORAI - TOMBE IPOGEICHE MOLIA
La necropoli di Molia è inserita in un contesto archeologico più ampio che  comprende un villaggio di capanne in muratura a secco e fortificato –  situato a poche centinaia di metri - e un circolo megalitico (diametro m  3,00) distante circa 600 m.  
Il complesso funerario comprende nove domus de janas con sviluppi  planimetrici variamente articolati. La tomba I è pluricellulare e conta  undici celle successive. È costituita da un "dromos" - con orientamento a  SE (lungh. m 24) - che immette in un'anticella a pianta semicircolare  di notevoli dimensioni (diametro m 10,50); l'ambiente presenta pareti e  pavimento dipinti di rosso. Dalla cella successiva si accede -  attraverso tre ingressi distinti - ad altre 9 celle di minori  dimensioni, tutte a pianta quadrangolare; da evidenziare la presenza di  un bancone funerario e di una nicchia. La tomba IV, ubicata al di sotto  del cavalcavia, è pluricellulare e con ambienti coassiali; mostra un  "dromos" orientato ad E, che immette in un'anticella semicircolare.  Dalla cella successiva a pianta quadrangolare si accede ad una cella di  maggiori dimensioni.  




Della tomba V, è difficile stabilire con esattezza quale fosse in  origine lo sviluppo planimetrico: la sepoltura è stata infatti  danneggiata da lavori di sbancamento. Tuttavia, è possibile ancora  individuare un ampio "dromos", orientato a SE, dal quale si accedeva all'anticella a pianta semicircolare e ad una cella maggiore di forma  quadrangolare. L'ambiente era corredato da altri tre vani sussidiari. La  tomba VI presenta un "dromos" e due celle successive, una a pianta  quadrangolare, l'altra non definibile in pianta poiché quasi totalmente  distrutta. La tomba VII presenta pianta pluricellulare e vani  particolarmente rifiniti e decorati con elementi architettonici. Dal  "dromos" e dalla successiva anticella – di forma non determinabile – si  accede in altri 15 vani sussidiari, a pianta rettangolare o  quadrangolare, distribuiti in modo armonico ed equilibrato.
Le pareti dei vani presentano, inoltre, elementi architettonici  decorativi - come architravi realizzati a rilievo piatto, lesene,  numerosi banconi funerari risparmiati nella roccia, portelli achitravati  e doppie cornici - e tracce di colorazione rossa alle pareti e sul  pavimento.
La tomba VIII ha uno sviluppo planimetrico pluricellulare, con  almeno 12 ambienti disposti in modo irregolare. L'ultimo ipogeo, la tomba IX, quasi totalmente distrutto, presenta un impianto  pluricellulare, con 10 vani a pianta quadrangolare.
Le domus si datano tra il Neolitico finale (cultura di Ozieri, 3200-2800 a.C.) e l'Eneolitico.
PERSONAGGIO STORICO ILLORAESE MONS. DAMIANO FILIA

 DAMIANO  FILIA      
 Damiano  Filia nacque in Illorai il  4.11.1878 da Giuseppe e Maddalena  Carta.  Trascorse la sua infanzia presso lo zio, canonico Damiano Masala,  parroco  prima della Cattedrale di Ozieri, poi di Bono e infine priore  di Bonarcado. E’  proprio nel rapporto con lo zio, che gli fu sempre di  modello nella vita, da  ricercare la radice della sua vocazione umana e  cristiana; fu, infatti, questo sacerdote che gli inculcò l’amore alla Chiesa e alla Sardegna.
Compì gli studi nei  seminari di Oristano e di Sassari, ove  conseguì la laurea in Teologia. Il  19.9.1903 fu ordinato sacerdote. Nel 1907 conseguì la seconda laurea in Diritto  Canonico e Civile  all’Apollinare di Roma. Nel 1908 divenne canonico del Capitolo turritano; in seguito, fu il primo parroco della chiesa urbana di San  Giuseppe.  Con l'avvocato Zirolia e Padre Manzella fondò il settimanale  cattolico  “Libertà”, di cui fu Direttore. Il 4.6.1933 fu nominato  dall’arcivescovo  Mazzotti Vicario Generale di Sassari, carica che tenne  fino alla sua morte,  avvenuta il 22.5.1956.

Uno dei più apprezzati  giornalisti sardi, Aldo Cesaraccio, scrisse alcuni anni fa un giudizio sintetico  sul Filia, quanto mai significativo: “Damiano Filia fu uno dei più vigorosi cervelli della Sardegna a cavallo dei due secoli, come studioso, storico,  scrittore ed oratore sacro” (Nuova Sardegna del 22.5.1976).
Raimondo Bonu nel suo  secondo volume di Scrittori Sardi elenca ben cinquanta titoli di  pubblicazioni varie scritte dal Filia.
La sua prima opera,  appena ventiquatrenne, fu Nel Goceano (1902).
Seguirono: Letteratura mariana in Sardegna (1904); Cultura religiosa e pensiero  moderno (1907); La Chiesa di Sassari nel secolo XVI e un vescovo della riforma (1910); Ricordi costantiniani in Sardegna (1913); Echi  giobertiani in Sardegna (1922); La riforma francescana in Sardegna (1931); Il laudario lirico quattrocentista e la vita religiosa dei  disciplinati bianchi di Sassari (1932); La Corsica e il Pontificato  Romano (1940); Sorso, perla della Romangia (1950); Incontro di  Sant’Ignazio con Sassari (1956).
Ma il nome di Damiano  Filia, ampiamente citato dagli studiosi di tutte le tendenze, è particolarmente  legato alla storia della Chiesa Sarda per la sua opera fondamentale La  Sardegna cristiana, in tre volumi, pubblicati rispettivamente nel 1909, 1913  e 1929. L’opera ebbe subito vari elogi, espressi da persone qualificatissime,  come quello dello storico Solmi che riconobbe al Filia: “ottime doti di erudito  e di storico”.
Il primo volume inizia  narrando l’introduzione del cristianesimo in Sardegna, ove sfronda leggende  prive di fondamento storico, ed arriva fino al periodo di Innocenzo |||   (1161-1216).
Il secondo volume, che  studia la storia della Chiesa Sarda dal 1200 al 1700, mette in evidenza la  triste situazione in cui versa l’isola sotto la dominazione spagnola.
Infine, il terzo  volume, dal 1723, allorché l’isola passò in mano ai Piemontesi, fino ai Patti  Lateranensi del 1929. Alcune descrizioni, insieme alla riflessione storica, sono piene di autentica poesia che fanno gustare maggiormente il testo.
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Illorai, 22.02.2000 - ultimo agg.    febbraio 2020 Tutti    i diritti sono riservati   
  
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