IL PANE IN SARDEGNA - IL PANE DELLA VITA

                Rituali e credenze

 

Il pane era il nutrimento per eccellenza,  era vita esso stesso. Il suo significato non si limitava però al valore alimentare, ma andava ben oltre e toccava tutti i momenti salienti della vita dell’ individuo e della comunità, fino a diventare strumento di fede o mezzo magico. La stessa panificazione doveva seguire rituali ben precisi, che spesso sfociavano nella magia: in effetti  anche la trasformazione della farina in alimento fragrante, attraverso il mistero della lievitazione, sembrava possedere in sè qualcosa di magico.

…se il pane si bruciava era segno nefasto;

…se si rovesciava dentro il forno annunciava addirittura una disgrazia;

…se infine si spaccava durante la cottura, presagiva la morte di un familiare.

Il pane era caratterizzato da una serie di norme e di divieti, da osservare rigidamente per conseguire il buon andamento della casa, infatti, il pane:

- non doveva essere buttato per terra e, se questo accadeva, doveva essere raccolto e baciato;

- non doveva essere posto capovolto sulla tavola;

- non poteva essere tagliato dal coltello se non per mangiarlo;

- di venerdì non poteva essere tagliato, ma solo spezzato con le mani.

Il pane era dunque un simbolo positivo di prosperità: pertanto veniva usato anche come amuleto, ad esempio appeso all’ovile per propiziare una buona annata ed era anche impiegato in forme di medicina magica.

Le stesse regole che riguardavano il pane erano estese anche al lievito:

… se si guastava non si gettava, ma lo si usava come cibo per gli animali;

…se si ammuffiva, veniva bruciato come gli oggetti sacri oramai inservibili;

…se perdeva efficacia, veniva “battezzato” con gocce d’aceto ed acqua benedetta.

 

 

 

                            IL PROVERBIO

                        

Chie hat pane/ mai no morit.

Chi ha pane, non muore mai.