Il terreno si ara due
volte, la prima in gennaio e la seconda in aprile o maggio. Queste arature si
chiamano
“BERANILES”
perché s’intraprendono in primavera
“BERANU”.
In Campidano l’aratura
fatta in primavera si designa con l’espressione
“TORRAI
IN MANNU”
“tornare al lavoro manuale dei campi”. Dopo che la prima operazione, quella del
dissodare ha avuto luogo in autunno.
Il terzo trattamento del
terreno (in aprile o maggio). Dopo le prime piogge autunnali si procede a una
terza aratura, poi si lascia riposare il campo per 15-20 giorni, dividendolo in
aiuole. Terminata l’aratura, si fanno 2-3 solchi profondi allo scopo di far
scorrere le acque, nella direzione del pendio del terreno. Il solco principale,
che riceve l’acqua dai solchi minori è detto
“SURKU
MAISTRU”.
I solchi del campo si chiamano in genere
“SURKU”.
Un ciglione rialzato viene tracciato come segno di confine con i campi vicini.
Ci sono anche pietre di confine dette
“LAKANA”.
L’estremità del solco, il punto in cui il contadino gira con l’aratro è detto
“BIRADORTZU”.
In primavera si tira l’erbaccia:
“ISERBARE”.
La sarchiatura è curata
dalle donne. In genere si semina nei solchi, ma è più frequente il modo di
seminare a
“ROKU”.
Con un pignolo si fa un piccolo buco nel terreno e vi si mettono 2-3 semi, che
si ricoprono di terra con la zappa. È un lavoro lungo, ma che porta buoni
risultati; viene affidato abitualmente alle donne.