TEMPI DIFFICILI E                                                           home page

GIOVANNI COSTANTINO: CORDA-LOSTIA

 

 

Giovanni Costantino Corda-Lostia nacque ad Illorai da famiglia nobile, madre di Orotelli e padre d'Illorai, si laureò in leggi e di­venne notaio.

 

Assistette, direttamente o indirettamente, ad eventi locali di ec­cezionale portata storica in tempi difficili.

 

Ai suoi tempi scomparvero da Illorai i Frati Agostiniani dopo che il "Graneri, alto commissario di fatto degli ordini religiosi in Sardegna, inviò a Torino nel 1772 le sue indagini" e suggerì l'abo­lizione del Convento poiché "nelle celle sbrecciate dai fulmini s'ag­girava (solo) qualche romita laico" (Mons. D. Filia, Sardegna Cri­stiana, pag. 147). La Chiesa di Sant'Agostino o di N. 5. d'Itria ven­ne sconsacrata nel 1785, ma di fatto da tanto tempo non risponde­va più alle esigenze religiose e il relativo Convento ospitava qual­che frate in balia di banditi che abusavano dell'incolumità di luo­ghi sacri.

 

I beni del Convento andarono ad impinguare le cospicue proprie­tà dei Conti locali che vinsero una causa intentata contro gli Agostiniani, sembra, impugnando l'atto di donazione del lontano 1624 redatto dai coniugi Nurchis-Corona.

 

Giovanni Costantino Corda-Lostia assistette al tramonto defini­tivo della potenza e della prepotenza dei Conti locali decimati con la strage denominata s'ira 'e su Polatu Mannu quando ne uccisero 17, avvenuta circa due secoli fa. G.C. Corda- Lostia ne ereditò gli averi.

 

Assistette pure alla scomparsa di Bortiocoro.

Nel 1793 alcuni Goceanini accorsero a Cagliari per respingere il tentativo d'invadere la Sardegna intentato dall'Ammiraglio Trou­('o

guet per conto della Rivoluzione Francese. Vi parteciparono i ca­valieri e volontari influenzati da Giovanni Maria Angioy: Taddeo Arras Minutili, zio dell'Angioy, il fratello di questi Costantino An­gioy Arras,  Avv. Nicolò Angioy Arras, D. Andrea Mulas Gaias,

D.  Felice Mulas Gaias, D. Giannantofliò Arras Mnlas, D. Tomma­so De Martis Ledà, D. Pietro Gaias Mulas, D. Antonio Michele Fois Gaias, D. Pietro Gaias Latte, D. Vinc. Gaias Mulas, D. Seba­~tiano Marcello Delitala, D. Giommaria Raimondo Angipy, D. Pie­tro Carta Gaias, D. Eusebio Sotgiu Minutili, D. Giovanni Maria Angioy Guiso, tutti di Bono. Inoltre i fratelli Bartolomeo e Anto­nio Musio di Orune3 il notaro Vincenzo Mameli Campus, capitano di cavalleria di Bono; gli ufficiali di giustizia di Benetutti, Illorai, Orune, Fedele Mulas3 Giov. Antioco Pitzolu e Giommaria Pala, l'aiutante di Qampo Salvatore Muroni e il Chirurgo. di Bono Giov~ Demontis. Arch. Stato Torino, carte relative ai dispacci, 1793. (Mons. D. Filia, Sardegna Cristiana, pag. 219).

 

Nel 1796 si acuiron6 le sommosse antifeudali, ne scaturirono i moti Angioyni e le relative repressioni solo nei riguardi di Bon6 poichè agli altri paesi del Goceano vennero accettate le giustifica­zioni tendenti a dimostrare che, seguendo l'Angioy, investitò dei poteri di Alternos (Viceré del Viceré), si credevano in piena fedel­tà al Governo.

 

Da molto tempo in Sardegna si seguiva in modo nefasto il Ro­mano "divide et impera"; ma il Governo Sabaudo esasperò questo principio, non sempre per fini morali, e il Viceré Vivalda, 1794, au­spicò che i Sardi "si curassero tra loro" (I) Lo stesso Vivalda in­fatti si rifiutò di prendere in consegna i due alti funzionari regi in mano alla folla inferocita, la Planargia e Pitzolo che di. conseguen­za vennero massacrati dalla folla stessa. Dello stesso "divide et impera rimase vittima anche l'Angioy che si vide contro quasi tutti gli ex amici, cosiddetti illustri, di Cagliari.

 

(1)  Amadu Diaz, - Un capo carismatico - Giov. Maria Angioy.

Aggravò ancora la situazione la grossa disgrazia, economica e morale? dell'arrivo forzato in Sardegna del Re Carlo Emanuele IV che moltiplicò fra l'altro gli appannaggi in favore di se stesso, dei fra­telli e parenti.

 

Il Conte di Moriana ne 1800 incaricò il Grandona di reprimere la ribellione antifeudale di Thiesi. Il Grandona reclutò uomini dap­pertutto, anche dal Marghine, e persino banditi cui "si prometteva amnistie". (Carta Raspi, Storia della Sardegna, pag. 841). il Grandona partecipò anche a]la reazione contro Bono e a Thiesi rimase persino ferito. Ma reclutare milizie, volontari e banditi in tanti pae­si significava seminare discordie, dividere gli animi, opprimere, umi­liare, mancanza di rispetto per il dialogo e per i valori umani e. procacciare némici ai miseri paesi costretti alla ribellione.

 

Lo sfruttamento era all'orlo dell'esasperazione - Carlo Felice esi­geva anche le 60 mila lire di donativo, già assegnate al fratello mor­to, il  Conte di Moriana.

 

I corpi di p4lizia nascevano, e scomparivano, come funghi. Du­rante il Regno di Sardegna erano in numero di 28, senza contare le milizie feudali, compagnie barracellari e milizie private. Spesso erano in contrasto fra loro, ciò aumentava la confusione e il di­sordine.  .

 

I pregoni prevedevano, fra l'altro, il salvacondotto ai banditi che s'impegnavano a combattere un'altra banda e addirittura la libertà ad un condannato a morte che riusciva ad uccidere o catturare un condannato alla stessa pena. La libertà era assicurata a chiunque riuscisse a catturare un condannato alla stessa pena o a pene su­periori.

 

Col salvacondotto i cosiddetti "cacciatori di taglie" avevano la possibilità di manovra anche per commettere altri delitti.

Nel 1770 venne conferito il salvacondotto al "discolo" .Passu che capeggiava una banda di '53 uomini e che col pretesto di cattu­rare non so quali banditi si trasferì a Bultei e vi commise molti de­litti. Durante tale criminosa incursione venne ucciso il "cacaatore' di taglie Pedecanna, della banda Passu, peraltro privo di salva-condotto. Il cadavere di Pedecanna, insepolto da 15 giorni, venne trovato così dal Viceré Des Hayes in visita a Bono, che provvide ad appianare gli ostacoli civili e religiosi che vietavano la sepoltura.

 

Nel 1819 troviamo Giovanni Costantino Corda-Lostia uomo di prestigio che visse il clima rovente descritto..

 

Lo troviamo al centro di contrasti di una certa gravità, notaio che copriva la carica di Comandante miliziano o Commissario di cam­pagna ai tempi del Viceré di Sardegna il Conte Ignazio Thaon De Revei 1818/19/20.

 

Il Sostituto del Prefetto di Bono Floris lo prese. di mira e scrisse al Vicerè, fra l'altro, la lettera del 28-8-1819 contro Giovanni Cc­stantino Corda-Lostia di Illorai e Sulas e Filia di Bolotana: "Non posso per ora dare all'E. V. altro riscontro sulle combinazioni prese per conseguire l'arresto dei banditi di Bottida, se non che mi sono dovuto trasferire al villaggio d'Illorai, al fine di notificare segretamente l'ordine di V E. al Notaio Giovanni Costantino Corda-Lo-stia di esso villaggio, ed a Billia Sulas e Giuseppe Filia di Bolotana.

 

Alla notificazione dell'ordine mi hanno addotto mitle scuse per esonerarli da questo servizio, e ne ricorrevanò all'E. V., ma bis6gna non ascoltarli, perché io son persuaso che possono prèstarlo, se vo­gliono. Ho imposto loro la penale di scudi 200 oltre quella di car­cere ad arbitrio del Governo".

 

Il Sostituto del Prefetto Floris si affrettò a comminare le pene che gli consentivano i suoi poteri ed a proporre sànziòni pètùnti. Ci teneva ad apparire al Viceré come persona inoito ligia al dovè­

re e ~llo stesso tempo voleva far valere la sua autorità. sui Coman­danti Miliziani che dovevano operare nel ~uo territorio e scaricare delle gravi responsabilità- sugli inferjori verso i quali pare che nu­trisse dell'acredine di diversa natura. Il Viceré Thaon De Revei scrisse in proposito varie lettere che dovrebbero trovarsi all'Archi­vio di Stato di TQrino dove vennero depositate nel 1969 dal Mar­chese. torinese Carlo 'Thaon De Revei. Il Viceré non ha infierito sui Comandanti Miliziam e, forse considerando la faccenda una que­stione isolata locale e circoscritta, lontana da Cagliari, non ha im­pedito che Comandanti Milizianì, banditi, e Sostituto del Prefetto si beccassero tra loro come polli manzoniani. Si è gingillato nello scrivere lettere di esortazioni e non ha dimostrato di voler ostaco­lare molto quel " divide" famoso. D'altronde non era impresa fa­cile mettere accordo fra nemici inconciliabili.

 

Giovanni Costantino Corda ormai rispondeva sempre più evasi­vamente alle urtanti. pretese dei suoi interlocutori e si dilungava sempre più accoratamente nel reclamare dei diritti effettivi che le autorità gli negavano da lunghissimi anni col metodo della legge del più forte. Reclamava, fra l'altro, 40 scudi annui a lui dovuti per servizi al Regno e che non percepiva dal lontano 1813.

 

Non pttèva dimenticare le somme o residui di somme anticipate "alla Regia Truppa in Bono e in Macomer fin dall'anno 1814".

 

il Viceré Thaon De Revel per tutta risposta gli imponeva buro­craticamente i presunti doveri e, negandogli sempre i diritti, il 7 dicembre [819 indirizzò direttamente a Giovanni Costantino Corda 'la lettera contenente i seguenti periodi: "per fan cadere nelle For­ze li due che ancora fuggono dei banditi di Bottida, sarà pur oppor­

-tuno che prenda le combinazioni e direzione del fungente le veci di Prefetto in Bono Avv.to Floris, il quale possiede sul proposito dei dati particolari che potranno essere molto giovevoli, trovando intanto ben opportuno che sia in intelligenza col Comandante del­la' Stazione di Bona per -ciò che ha rapporto àlla direzione. della Re­gia Truppa".  -

Nella stessa lettera sono contenute le esasperanti crude risposi alle giustissime rivendicazioni di Giovanni Costantino: "per avar zi dovuti non meno per antecipate fatte alla Regia Truppa in Bon e in Macomer fin dall'anno 1814 e per l'assegno di 40 scudi annt che Ella non percevette dal 1813, devo accennano che non mi rc sta nessun arbitrio per farglieli realizzate, in seguito alle prescrizioni portate dalle Carte Reali emanate da 5. M. circa la sospensione del pagamento di tutti i recapiti anteriori al 1818    

 

In pratica le Carte Reali sospendevano temporaneamente, forsi sine die, il saldo di tutti i debiti anteriori al 1818 che la Monarchi; doveva rimborsare ai propri cittadini. (Sembra una vera rapina!)

 

Adducevano come scusante, un sistema di sfruttamento materia le e morale.

 

    per assicurare il vantaggio del servizio corrente".

 

Con questo clima burrascoso dovevano barcamenarsi, facendo salti mortali, i miseri cittadini.

 

Giovanni Costantino Corda-Lostia si trovava nel vortice ma. non aveva nessuna intenzione di lasciarsi inghiottire dai. flutti o di la­sciarsi affogare. Il suo forte temperamento forgiato nell'inferno di quei tempi, la agiatissima posizione economica, le sue condizioni so­ciali, la sua intelligenza e l'alto livello culturale, il suo coraggio gli permettevano di poter combattere quasi ad armi pari. Ha capito al volo la situazione: sulle sue posizioni di comprensibile rifiuto si èdimostrato irremovibile. Era allergico a ordini perentori del Floris, era irriconciliabile con i nemici e quindi anche con Floris. I banditi limitavano il , raggio d'azione a certe zone, che non sfioravano affettivamente Giovanni Costantino, e le stesse zone dovevano li­berarsene da sole e togliersi le castagne dal fuoco. Giovanni Costan­tino pensava che se Floris voleva fare l'eroe di; fronte al Viceré e acquisire benemerenze, doveva farlo personalmente sùl campo di

battaglia, non a tavolino, come sembra volesse fare, e a spese d'al­tri. A Giovanni Costantino premeva che i banditi rispettassero i paesi che lui amava. I banditi intelligenti rispettavano le regole, non tentavano di strafare, erano riveriti, coerenti e "onesti, conoscen­do certi galantuomini di adesso", dice Enrico Costa in Giovanni Tolu.

 

Giovanni Costantino Corda-Lostia aveva un cuore d'oro, salva­va, fra l'altro, situazioni penose anche a persone sconosciute. Si ado­perava disinteressatamente per far riconciliare dei poveri diavoli che si uccidevano per un porcetto o per un agnello e per inezie del ge­nere. Ha offerto persino gratuitamente terreni a compari nullatenen­ti che dovevano impiantare qualche vigneto. Insomma, era dispo­nibile per fare del bene appena gli si presentava l'occasione. Ha scritto anche dei componimenti sacri.

 

Come Comandante Miliziano ne uscì dignitosamente.

 

Il Conte Jgnàzio Thaon De Revel lasciò la Sardegna nel 1820 e la. Prefettura di Bono, durata meno di quindici anni, venne soppres­sa subito dopo.